Jan-Josef Liefers: un ritratto di atteggiamento, origini e libertà artistica

Jan-Josef Liefers

Quando si vede Jan-Josef Liefers oggi nei panni dell'eccentrico professor Boerne in „Tatort“, è facile dimenticare quanto tempo ci sia voluto per arrivarci. A me stesso è sempre piaciuto vederlo in questo ruolo: un misto di sottigliezza, narcisismo, umorismo e sorprendente chiarezza. Ma questa miscela non nasce dal nulla. È il risultato di una vita iniziata in una Germania completamente diversa: nella DDR, in un Paese dai confini stretti e dalle linee guida chiare.

Per capire perché Liefers prende oggi una posizione così coerente, bisogna tornare alla sua infanzia, al mondo del teatro dei suoi genitori e a un'epoca in cui le critiche al sistema erano tutt'altro che prive di conseguenze.

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Perché Dieter Bohlen parla quando altri tacciono: Un ritratto di diligenza e chiarezza

Ci sono personalità che si comprendono veramente solo quando ci si distacca dalla loro immagine pubblica. Dieter Bohlen appartiene esattamente a questa categoria. Dal punto di vista musicale, io stesso non sono un grande fan delle sue melodie superficiali e spesso molto semplici - eppure, a onor del vero, va detto che ciò che ha creato negli anni Ottanta era estremamente preciso, orientato al gruppo di riferimento e chiaramente strutturato. Bohlen non è mai stato un grande artista in senso romantico. Ma era un uomo d'affari eccezionale, un gran lavoratore e una persona che capiva il suo mestiere come pochi oggi sanno fare.

Ciò che lo rende interessante per me non è tanto la sua musica, ma il fatto che sia rimasto al successo per decenni, mentre intere generazioni di artisti andavano e venivano intorno a lui. E che oggi, dopo molti anni di silenzio, abbia improvvisamente preso una posizione chiara sulle questioni sociali. Ecco perché vale la pena guardare a Dieter Bohlen come a una persona al di là della solita immagine mediatica: non come a un titano del pop, non come a un opinionista televisivo, ma come a un artigiano, a un uomo d'affari e a uno specchio di un'epoca che capisce sempre meno se stessa.

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