Reach is not ownership - Perché oggi la visibilità non è più sufficiente

Raggiungere e possedere

Una decina di anni fa mi è capitato di assistere a una conferenza sulla transizione dalla società dell'informazione alla società della conoscenza. All'epoca, gran parte del discorso sembrava ancora teorico, quasi accademico. Si parlava di concetti come la sovranità dei dati, la proprietà delle informazioni e la questione di chi determinerà effettivamente cosa sarà accessibile in futuro - e cosa no. Oggi, con un po' di distanza, questa conferenza sembra sorprendentemente precisa. Dopo tutto, gran parte di ciò che all'epoca veniva descritto come uno sviluppo è diventato realtà. Sempre più dati sono migrati nel cloud. Sempre più informazioni non sono più archiviate in sistemi interni, ma in infrastrutture esterne. E sempre più spesso non è più l'utente, ma un fornitore, una piattaforma o un insieme di regole a decidere cosa è possibile fare.

Per comprendere questo sviluppo, vale la pena fare un passo indietro. La società dell'informazione in cui molti di noi sono cresciuti non era uno stato normale. È stata un'eccezione storica.

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La teoria dei giochi spiega 25 anni di geopolitica: come l'Europa ha perso il suo ruolo strategico

La teoria dei giochi spiega 25 anni di geopolitica

Per molti, la teoria dei giochi suona come una matematica arida, come una formula, come qualcosa che ha un ruolo solo nelle lezioni o nei giochi d'affari. In realtà, però, si tratta di un antico strumento di pensiero che esisteva molto prima della sua formalizzazione accademica. Lo usavano i diplomatici, lo usavano i comandanti, lo usavano i capitani d'industria, molto prima che si chiamasse così. In fin dei conti, non è altro che una sobria domanda:

„Quando diversi giocatori devono prendere decisioni in una situazione incerta - quali opzioni hanno e quali sono le conseguenze?“.“

Oggi questo tipo di pensiero è diventato sorprendentemente raro. Invece di analizzare le alternative, ci si limita a narrazioni morali o a interpretazioni spontanee. Eppure, quando si tratta di questioni geopolitiche in particolare, analizzare chiaramente le possibilità sarebbe il fondamento di qualsiasi politica matura. È proprio questo vecchio mestiere che vorrei riprendere in questo articolo.

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Immortalità attraverso la tecnologia: a che punto sono la ricerca e l'intelligenza artificiale

L'immortalità digitale

Da quando esiste l'uomo, c'è sempre stato il desiderio di prolungare la vita, o preferibilmente di estenderla all'infinito. In passato, erano i miti, le religioni, gli alchimisti o i rituali misteriosi a dare speranza alle persone. Oggi, non sono più i maghi seduti davanti ad antiche pergamene, ma alcune delle persone più ricche del mondo sedute davanti a tecnologie biologiche e di intelligenza artificiale all'avanguardia. A prima vista, sembra fantascienza: è possibile fermare l'invecchiamento? È possibile „conservarsi“ digitalmente? È possibile trasferire i propri pensieri in una macchina?

Ma l'argomento ha lasciato da tempo la torre d'avorio. I grandi miliardari della tecnologia stanno investendo miliardi in progetti che indagano seriamente proprio su queste domande. Non perché vogliano diventare divinità immortali, ma perché possono permettersi di ricercare i limiti del possibile. Questo articolo spiega in modo semplice cosa c'è dietro questa idea, quali sviluppi tecnici esistono già oggi, dove si trovano i limiti e perché questo argomento diventerà sempre più importante nei prossimi 20 anni.

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Come si possono formare oggi gli specialisti dell'IA - opportunità per aziende e tirocinanti

Formazione di specialisti dell'intelligenza artificiale

Solo pochi anni fa, l'intelligenza artificiale era un argomento riservato agli istituti di ricerca e alle grandi aziende. Si parlava di reti neurali, di deep learning e di riconoscimento vocale, ma non aveva praticamente alcun ruolo nella vita di tutti i giorni. Oggi l'intelligenza artificiale non è più un tema del futuro, ma una realtà: scrive testi, crea immagini, analizza dati e controlla processi produttivi. Che si tratti di amministrazione, commercio o industria, è ormai presente ovunque.

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Perché il software ERP da solo non basta e come capire davvero i processi

Software ERP: capire i processi operativi prima della digitalizzazione

In molte aziende si ripete sempre lo stesso schema: a un certo punto la direzione si rende conto che "qualcosa non funziona più bene". Forse i processi sono diventati troppo lenti, gli errori si stanno accumulando o l'azienda sta perdendo sempre più traccia di cifre, clienti o processi interni. La richiesta di una nuova soluzione software diventa forte, preferibilmente un software ERP moderno e potente che "può fare tutto". Ma spesso è qui che inizia un errore fatale.

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Il libro "Il database un po' diverso" introduce il modo di pensare per processi.

Il libro di database con una differenza

Che cosa hanno in comune i contatti del cellulare, gli elenchi di cose da fare, i calendari e persino il vostro guardaroba? Esatto: possono essere visualizzati come tabelle, e non è una coincidenza. I dati sono diventati da tempo un elemento base della nostra vita quotidiana. Se li si comprende, si capisce un po' meglio il mondo. È proprio qui che entra in gioco "Il libro dei database con una differenza".

Dopotutto, chi è in grado di comprendere i processi e i contesti della vita quotidiana è automaticamente in grado di concettualizzare i processi software in modo rapido e intuitivo e di implementarli nella pratica.

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